In Italia, la ricerca clinica indipendente continua a incontrare difficoltà, nonostante alcuni segnali di ripresa. Nel 2004, gli studi no profit costituivano il 30% del totale, mentre nel 2023 la loro percentuale è scesa al 17%. Tuttavia, nell’ultimo anno si è registrata una crescita, con 106 studi indipendenti attivati rispetto ai 98 dell’anno precedente. Circa il 20% di queste ricerche si concentra su nuovi trattamenti oncologici. Questo scenario complesso, caratterizzato sia da criticità che da progressi, è stato analizzato oggi durante il convegno nazionale “La valorizzazione della ricerca indipendente: opportunità, limiti e spunti operativi”, organizzato a Milano dalla FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) in collaborazione con la Fondazione RIDE2Med.
“Stiamo assistendo a un crollo degli studi no profit a livello globale che riguarda quasi tutti i Paesi Occidentali” – spiega Evaristo Maiello, Presidente di FICOG. “Per esempio, negli Stati Uniti questi studi si sono ridotti drasticamente mentre, fino a pochi anni fa, erano uno dei fiori all’occhiello della ricerca oncologica americana. In Italia sono assolutamente necessari maggiori finanziamenti e al tempo stesso bisogna snellire le procedure burocratiche per avviarli. Persistono ancora dei vincoli legislativi e non sono riconosciute figure professionali importanti e fondamentali come gli Study Coordinator e gli Infermieri di Ricerca”. Senza un’adeguata valorizzazione di queste professionalità e senza il sostegno dell’industria farmaceutica, avviare nuovi studi scientifici rimane difficile. Tuttavia, una possibile opportunità per rilanciare il settore è rappresentata dal Decreto 30 novembre 2021, che prevede la possibilità di cedere i dati ottenuti dalle sperimentazioni indipendenti per favorire la registrazione di nuovi trattamenti oncologici.
“Il Decreto ci permette di avviare sinergie positive e più forti collaborazioni tra la ricerca profit e quella no profit” – aggiunge Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). “Condividendo i dati scientifici raccolti si possono ottenere risorse economiche da reinvestire in altre sperimentazioni cliniche indipendenti. In questa nuova modalità di lavoro un ruolo davvero importante è quello che hanno i Gruppi Cooperativi di Ricerca e le Società Scientifiche. Come AIOM abbiamo all’attivo diverse collaborazioni tra cui un gruppo di lavoro insieme a FICOG dedicato all’uso dei PRO’s – Patient Reported Outcomes. Sono strumenti che consentono ai pazienti di riportare direttamente la loro esperienza in termini di qualità della vita e tossicità dei trattamenti antitumorali”. Maiello sottolinea che in Italia sono già stati avviati studi clinici indipendenti che prevedono fin dall’inizio la cessione dei dati. “Per la loro promozione è fondamentale anche l’aiuto che può arrivare dalle Associazioni di pazienti soprattutto per reclutare i partecipanti allo studio. Infatti, il gruppo di lavoro che abbiamo con AIOM vede anche la partecipazione della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia”.
Infine, Sergio Scaccabarozzi, Vicepresidente di Fondazione RIDE2Med, evidenzia come la ricerca possa giocare un ruolo chiave per il miglioramento del sistema sanitario nazionale: “Quella no profit rappresenta un volano anche economico permettendo a ospedali ed università di valorizzare adeguatamente il proprio lavoro. Tutto ciò dipende ovviamente dalla qualità degli studi clinici portati avanti dai nostri specialisti. La ricerca scientifica italiana in oncologia è da sempre ai vertici mondiali e ci auguriamo possa continuare ad esserlo anche grazie alle nuove norme legislative”.
La Redazione
Source: PHARMASTAR